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Ecodelitti: traffico illecito di rifiuti e abusività della condotta

La sentenza 8975/2023 della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da tre legali rappresentanti di altrettante società condannati per il delitto di cui all’art. 453 quaterdecies cp per aver organizzato ed eseguito un trasporto abusivo di tonnellate di materiale proveniente dal crollo totale o parziale di edifici a causa di un terremoto eseguendo tali trasporti sulla base di un subappalto vietato dal capitolato speciale previsto nella gara di appalto.

La difesa di due imputati lamentava
, tra gli altri motivi di ricorso, il carattere abusivo della condotta perché la stessa sarebbe avvenuta in esecuzione di un nolo a caldo e non di un subappalto.

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto inammissibile il motivo e il ricorso sulla base della seguente motivazione:

«Del tutto correttamente la Corte di appello ha ritenuto irrilevante l’esistenza di un nolo a caldo o di un subappalto, a fronte di disposizioni che in ogni caso vietavano le attività in concreto svolte dalle società di cui i ricorrenti erano responsabili.

1.1.1. Deve premettersi che il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti è reato abituale, che si perfeziona soltanto attraverso la realizzazione di più comportamenti non occasionali della stessa specie, finalizzati al conseguimento di un ingiusto profitto, con la necessaria predisposizione di una, pur rudimentale, organizzazione professionale di mezzi e capitali, che sia in grado di gestire ingenti quantitativi di rifiuti in modo continuativo (Sez.3, n. 16036 del 28/02/2019, Rv. 275395 – 02; Sez. 3, n. 52838 del 14/07/2016, Rv. 268920). Il trasporto dei rifiuti integrante il reato in esame deve concretizzarsi in una pluralità di operazioni con allestimento di mezzi e attività continuative organizzate (cfr. Sez. 3, n. 28685 del 04/05/2006, Rv. 234931; Sez. 3, n. 40827 del 6/10/2005, Rv. 232348), e tale attività deve essere “abusiva” (cfr. Sez. 4, n. 28158 del 02/07/2007, Rv. 236906; Sez. 3, n. 40828 del 6/10/2005, Rv. 232350).

Deve in proposito affermarsi che l’avverbio “abusivamente” di cui all’art. 452-quaterdecies cod. pen. si riferisce a tutte le attività non conformi ai precisi dettati normativi, svolte nel delicato settore della raccolta e smaltimento di rifiuti (cfr. Sez. 3, n. 24159 del 05/05/2021; Sez. 3, n. 8299 del 25/11/2009, dep. 2010). Pertanto, la natura abusiva, che qualifica anche la condotta di altri delitti contro l’ambiente, della condotta è tale non solo quando è svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime, o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, ma anche quando è posta in essere in violazione di leggi statali o regionali – ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale – ovvero di prescrizioni amministrative (Sez. 3, n. 26007 del 05/04/2019, Rv. 276015 - 02; Sez. 3, n. 15865 del 31/01/2017). Si è ulteriormente precisato che il requisito dell’abusività della gestione deve essere interpretato in stretta connessione con gli altri elementi tipici della fattispecie, quali la reiterazione della condotta illecita e il dolo specifico d’ingiusto profitto. Ne consegue che la mancanza delle autorizzazioni non costituisce requisito determinante per la configurazione del delitto, che può sussistere anche quando la concreta gestione dei rifiuti risulti totalmente difforme dall’attività autorizzata, per le modalità concrete con le quali essa viene esplicata, che risultano totalmente difformi da quanto autorizzato, al punto da non potere essere ricondotte al titolo abilitativo (Sez. 3, n. 44449 del 15/10/2013, Rv. 258326; Sez. 3, n. 358 del 20/11/2007, dep. 2008, Rv. 238559).

1.1.2. Nel caso di specie, la Corte territoriale correttamente rileva la violazione di quanto previsto nel capitolato di appalto, in quanto riproduttivo dell’art. 17 del d.l. n. 74 del 2012, che prevede che il trasporto dei materiali da avviare a recupero o smaltimento è operato a cura delle aziende che gestiscono il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani presso i territori interessati o dai Comuni territorialmente competenti o dalle Pubbliche Amministrazioni a diverso titolo coinvolti (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ecc.), direttamente, o attraverso imprese di trasporto da essi incaricati previa comunicazione della targa del trasportatore ai gestori degli impianti individuati e pubblicazione all’albo pretorio dell’elenco delle targhe dei trasportatori individuati. In violazione di tale previsione, la Ge.co comunicava ai gestori degli impianti di stoccaggio provvisorio un elenco di targhe di automezzi non suoi, ma appartenenti alla Tipaldi Trasporti e alla Gama autotrasporti, prive del nominativo dell’effettivo proprietario, facendoli apparire come suoi, apponendo, per camuffarli, agli automezzi delle predette società, le insegne della ditta Ge.co s.r.l. o della Scaviter s.r.l., le quali utilizzavano per l’espletamento del servizio loro affidato personale e automezzi non propri».


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