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Recupero non autorizzato di rifiuti, tempus commissi delicti e decadenza dalla contestazione dell’illecito 231

La sentenza 37114 /2023 della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da una società, condannata per l’illecito amministrativo ex art. 25 undecies D. Lgs. 231/2001, in relazione al reato presupposto di recupero di rifiuti non autorizzato.

La difesa dei ricorrenti lamentava
l’erronea applicazione degli artt. 25 undecies D. lgs. 231/2001 in quanto non era stata rilevata l’improcedibilità dell’azione amministrativa, a causa del verificarsi della condizione di decadenza ex art. 60 D. Lgs. 231/2001 (secondo cui non può contestarsi l’illecito amministrativo quando il reato-presupposto è estinto per prescrizione).

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto infondato tale motivo affermando che:

«la contravvenzione prevista dal primo comma della disposizione incriminatrice può, a seconda dei casi, assumere i contorni di un reato istantaneo, permanente o eventualmente abituale, nel caso di ripetitività di condotte già di per sé idonee ad integrare il reato (Cfr. quanto alle ipotesi di trasposto abusivo di rifiuti, già Sez. III, n. 13456/2006 dep. 2007, rv. 236326).

In particolare, integrando la motivazione del provvedimento impugnato, il Collegio evidenzia che la consumazione del reato qui
sub iudice, come detto consistito in un'attività non autorizzata di recupero di rifiutisub specie di messa in riserva, si protrae sino all'interruzione della condotta illecita, da individuarsi con l'ottenimento dell'autorizzazione, ovvero con la definitiva cessazione della specifica attività gestoria di recupero (per l'affermazione della natura permanente dell'analoga condotta di stoccaggio di rifiuti non autorizzata, v. Sez. 3, n. 39373 del 14/04/2015, Celi e aa., Rv. 264714, ove si è affermata la protrazione della consumazione sino alla rimozione della situazione di fatto abusiva).

Del resto - ed in questo senso non è improprio il richiamo ai principi giurisprudenziali effettuato nella sentenza impugnata - le condotte illecite in tema di rifiuti, compreso il reato di deposito incontrollato non connotato da una volontà esclusivamente dismissiva del rifiuti, che, per la sua episodicità, esaurisce gli effetti della condotta fin dal momento dell'abbandono e non presuppone una successiva attività gestoria volta al recupero o allo smaltimento, hanno natura permanente quando l'attività illecita sia prodromica al successivo smaltimento delle cose abbandonate, sicché, in tal caso, la condotta cessa soltanto con il compimento della fasi ulteriori rispetto a quella del rilascio).

In aderenza a tali principi, reputa dunque il collegio che secondo la concorde ricostruzione fattuale operata nelle due sentenze di merito non specificamente contesta in ricorso– l’attività di recupero rifiuti effettuata dalla SRL anche in relazione alla messa in riserva dell’area non autorizzata prospiciente l’impianto, area condotta in locazione dalla stessa società, era ancora certamente in essere all’epoca del sopralluogo effettuato nel dicembre 2013
indipendentemente dalle date del (reiterato) deposito dei tre cumuli dell’unico sito, sicché il termine di prescrizione non era decorso al momento dell’esercizio dell’azione relativa alla contestazione dell’illecito amministrativo dipendente da reato
».
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