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Gestione illecita di rifiuti e deposito temporaneo

La sentenza 15450/2023 della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da due imputati condannati per il reato di cui all’art. 256 comma 1 lettera A) TUA per aver depositato, in maniera incontrollata ed in assenza di autorizzazione, rifiuti speciali non pericolosi, consistiti in trecento metri cubi di terre e rocce da scavo, provenienti dai lavori realizzati in forza di permesso di costruire.

La difesa degli imputati lamentava
, tra gli altri motivi di ricorso, violazione di legge (con riferimento all'art. 183 c. 1 lett. bb TUA, che reca la definizione generale di «deposito temporaneo prima della raccolta», nonché agli artt. 21 e 23 del DPR 120/2017 contenenti la disciplina del deposito temporaneo con riferimento alle terre e rocce da scavo) ed erronea valutazione delle prove perché, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, il deposito di rifiuti doveva considerarsi lecito in quanto non poteva ritenersi compiutamente decorso il termine massimo di un anno come previsto dalla disciplina di settore.

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto infondato tale motivo e, per l’effetto, hanno rigettato il ricorso sulla base della seguente motivazione:

«nel tentativo di ricondurre la durata del deposito delle terre e rocce da scavo entro il termine massimo di un anno, la difesa mostra di non confrontarsi con il condivisibile orientamento giurisprudenziale secondo cui il deposito temporaneo,in tema di gestione illecita di rifiuti e nell’ipotesi in cui gli stessi superino – come nel caso di specie – il volume di 30 metri cubi,ricorre solo nel caso in cui il raggruppamento dei rifiuti e il loro deposito preliminare alla raccolta, ai fini dello smaltimento, non abbia avuto durata superiore a tre mesi (Sez. 3, n. 50129 del 28/06/2018, D., Rv. 273965; Sez. 3, n. 38046 del 27/06/2013, Speranza, Rv. 256434). Poiché il quantitativo di terre e rocce da scavo prodotto e depositato nel caso di specie è stato pari a 300 metri cubi, il superamento del suddetto termine di tre mesi non può che condurre a escludere con certezza che ricorra la figura del deposito temporaneo. Peraltro, in base a un consolidato orientamento di legittimità, il deposito, per poter essere considerato “temporaneo”, deve essere necessariamente realizzato presso il luogo di produzione dei rifiuti o in altro luogo, al primo funzionalmente collegato, nella disponibilità del produttore (Sez. 3, n. 50129 del 28/06/2018, D., Rv. 273965, cit.; Sez. 3, n. 20410 del 08/02/2018, Boccaccio, Rv. 273221; Sez. 3, n. 33866 del 08/06/2007, Balloi, Rv. 237217). Nel caso in esame, il deposito è avvenuto su terreno di proprietà degli imputati, il quale non appare funzionalmente collegato al luogo di produzione delle terre e rocce da scavo. Pertanto, poiché il deposito di 300 mc di terre e rocce da scavo si è protratto per un periodo superiore al trimestre, ed è avvenuto in luogo diverso da quello di produzione (ed a questo non funzionalmente collegato), non può trovare applicazione nel caso di specie la disciplina legislativa in tema di deposito temporaneo, con la conseguenza che deve considerarsi illecito il suddetto deposito perché avvenuto in assenza di autorizzazione».
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