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Rifiuti, delega di funzioni e responsabilità penale del delegante

La sentenza 33372/2023 della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da due imputati, condannati per violazione della normativa sui rifiuti.

La difesa dei ricorrenti lamentava, tra gli altri motivi di ricorso, l'omessa motivazione in relazione alla indicazione delle ragioni che avevano indotto il giudicante a ritenere che fosse stato violato l'obbligo di vigilanza circa il corretto uso delle delega da parte del delegato e, quindi, l'affermazione della penale responsabilità del delegante in ordine al reato commesso dal delegato.

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto infondato tale motivo affermando che:

«il Tribunale di Cuneo, con motivazione priva di aporie logiche e corretta in punto di diritto -e, pertanto, immune dai denunciati vizi di legittimità-, ha spiegato che sussiste la responsabilità degli imputati, nonostante il conferimento della delega di funzioni, per avere essi omesso di adempiere l'obbligo di controllo che il delegante è tenuto ad esercitare sul delegato; ed ha precisato che tale omissione è emersa, con evidenza, dalla circostanza che le accertate inadempienze ed inosservanze (stoccaggio dei rifiuti metallici in difformità da quanto indicato nella planimetria elaborata dalla stessa ditta e costituente parte integrante del provvedimento autorizzativo come da imputazione sub lett. c) del capo 1 del p.p. 1599/17 RGNR e acquisto degli stessi da privati) erano certamente "percepibili" da parte dei deleganti, ovverosia da loro direttamente verificabili e conoscibili, poiché"costoro si recavano pressoché giornalmente presso l'impianto di Costigliole Saluzzo per ivi svolgere le loro incombenze di soci e posto che, come ha confermato anche l'impiegata Luciana Nadia (sentita come teste all'udienza del 19.10.2019) dalle finestre degli uffici è perfettamente visibile il piazzale aziendale" (pag. 9 della sentenza impugnata)

Ciò nel solco della consolidata giurisprudenza
che, quanto alla natura e ai contenuti dell'obbligo di vigilanza del delegante, ha costantemente affermato che pur non essendo imposto «(...) il controllo, momento per momento, delle modalità di svolgimento delle funzioni trasferite", è tuttavia richiesto quanto meno "di verificare la correttezza della complessiva gestione del rischio da parte del delegato", da ciò derivando che "se il delegante abbia contezza (...) dell'inadeguato esercizio della delega e non intervenga (...), lo stesso risponde dei reati commessi dal delegato ai sensi dell'art. 40, secondo comma, c.p.» (Sez. 3, n. 15941 del 12.2.2020, Rv. 278879: nella fattispecie, gli imputati, membri del consiglio di amministrazione, sono stati ritenuti, quali deleganti, responsabili in concorso con il delegato per non aver vigilato in ordine al corretto svolgimento degli adempimenti conferiti in materia ambientale, avendo accertato la presenza di un deposito di rifiuti, collocati alla rinfusa senza essere ripartiti per categorie omogenee, negli spazi aziendali recintati in cui si trovavano anche gli uffici degli imputati; nello stesso senso, Sez. 4, n. 24908 del 29/1/2019, Rv. 276335; Sez. 4, n. 22837 del 21/4/2016; Sez. 4, n. 39158 del 18/1/2013, Rv. 256878; Sez. 4, n. 10702 del 1.2.2012).

La giurisprudenza di legittimità ha sempre confermato in capo ai deleganti la responsabilità per non aver correttamente vigilato sul rispetto della normativa ambientale, in casi come quello in esame, in cui le violazioni della stessa fossero chiaramente percepibili agli occhi dei deleganti
i quali, in virtù della posizione di garanzia ricoperta, sono tenuti a monitorare e intercettare le condotte illecite assunte dai delegati (in tema, si veda anche Sez. 4, n. 26279/2015)
».
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