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Rifiuti: obblighi dell’appaltatore e responsabilità penale del committente

Con l’allegata sentenza 34397/2022 la Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto dai titolari di una s.n.c. condannati per la contravvenzione di Attività di gestione di rifiuti non autorizzata prevista dall’art. 256 c. 1 lett. a) D. Lgs. 152/2006.

Il
fatto può essere così riassunto: la società dei ricorrenti aveva consegnato dei rifiuti ad altra società per il loro successivo smaltimento mentre quest’ultima li aveva temporaneamente depositati nella propria sede, in assenza di autorizzazione allo stoccaggio, senza comunicarlo ai ricorrenti.

La difesa dei ricorrenti si lamentava del fatto che i giudici di merito avessero travisato la prova e reso una motivazione illogica sul presupposto che nella loro qualità di appaltanti non potevano ingerirsi nell'organizzazione della società a cui avevano affidato i materiali.

I giudici del Supremo Collegio hanno dichiarato inammissibile il ricorso argomentando sul punto che:

«in tema di gestione dei rifiuti, l'appaltatore, per la natura del rapporto contrattuale che lo vincola al compimento di un'opera o alla prestazione di un servizio, con organizzazione dei mezzi necessari e gestione a proprio rischio dell'intera attività, riveste generalmente la qualità di produttore del rifiuto e su di lui gravano gli obblighi di corretto smaltimento, salvi i casi in cui, per ingerenza o controllo diretto del committente sull'attività dell'appaltatore, i relativi doveri si estendono anche a tale soggetto (sez. 3, n. 11029 del 05/02/2015, D'Andrea e altro, Rv. 263754).

In specie, la sentenza impugnata ha espressamente ritenuto la responsabilità dei ricorrenti osservando che la stessa Sarm non poteva andare esente da responsabilità "tenuto conto che i rifiuti venivano stoccati in big bag chiusi senza precise indicazioni sul contenuto e di precise modalità di smaltimento, da cui la sussistenza di responsabilità in capo ai legali rappresentanti di entrambe le società, peraltro, legati da anni di collaborazione e scambio". In proposito - e parimenti senza osservazioni di sorta da parte ricorrente - la sentenza impugnata ha dato atto che i big bag contenevano dei rifiuti di lana di vetro contaminata da polvere, pezzi di plastica e di intonaco (oltre a cinque metri cubi di rifiuti costituiti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, peraltro oggetto di separata contestazione a carico di Eureko).

In sostanza, secondo il primo Giudice l'irregolare stoccaggio nella sede di Sarm, unito al rapporto consolidato con l'altra società Eureko da cui derivavano obblighi di vigilanza e controllo circa le operazioni delegate a terzi (eventualità che la stessa Sez. 3 n. 11029 cit. non esclude a priori), non poteva che ricondurre anche alla prima, e ai suoi legali rappresentanti, la responsabilità di cui all'art. 256 cit.
».
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