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Efficacia esimente del Modello 231

La sentenza 21704/2023 della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da un ente condannato per l’illecito amministrativo ex art. 25 septies D. Lgs. 231/2001 derivante dalla commissione del reato di omicidio colposo di un lavoratore, commesso con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, contestato al datore di lavoro, al delegato alla tutela della sicurezza e della salute sul lavoro nonché al medico competente.

La difesa dell'ente
deduceva – tra i vari motivi di ricorso – violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta inidoneità del modello organizzativo adottato dall’ente, rappresentando che l’ente fosse dotato di un Modello 231 ed avesse nominato un OdV prima della commissione del reato presupposto.

I giudici del Supremo Collegio hanno ritenuto infondato
detto motivo di ricorso motivando, in estrema sintesi, che:

«La difesa non ha superato tale valutazione, per esempio opponendo elementi in grado di dimostrare che lo specifico rischio era stato considerato nel modello organizzativo, a tal fine evidenziandosi che il gravame (II motivo) è sul punto silente, essendosi la difesa limitata a segnalare l'adozione del modello sin dal 2014, evidenziandone parti in cui non emerge la "presa in carico" del rischio specifico relativo a quella lavorazione, ma generiche indicazioni sulle dotazioni strumentali e l'aggiornamento dei requisiti minimi di sicurezza. Il che riscontra l'affermazione dei giudici territoriali per la quale la "linea politica" dell'ente non era stata orientata all'implementazione della sicurezza. Inoltre, nella specie, già il Tribunale aveva evidenziato che il reato era stato posto in essere da soggetti che rivestivano posizioni apicali nell'ente e valorizzato la tipologia di violazione contestata a tali figure, essendo emersa una vera e propria scorretta impostazione della attività produttiva che si era tradotta in un risparmio di costi nel settore specifico della sicurezza(procedure lavorative in luoghi ove esistevano conosciuti fattori di rischio; apposita formazione/informazione dei lavoratori, in relazione allo specifico rischio). A fronte di tale complessivo ragionamento, la difesa si è limitata a opporre l'esistenza del modello organizzativo e dell'organismo di vigilanza, elementi che, di per sé, sono stati poi valutati ai fini del D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 12, ma che da soli, nei termini prospettati, sono stati ritenuti inidonei a mandare assolto l'ente».
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